Diagnosi energetica: approccio analitico e processo sistemico

Diagnosi energetica: approccio analitico e processo sistemico

La Direttiva EPBD IV, sebbene non ancora recepita e attuata a livello nazionale, traccia un percorso preciso. Gli aspetti quantitativi e operativi dovranno essere, probabilmente, ancora modulati ed equilibrati, in una logica di gradualità e fattibilità. La direzione però è chiara. Si perseguono molteplici obiettivi: non solo efficientamento energetico, ma anche sostenibilità, comfort, economicità, qualità dell’ambiente interno, predisposizione all’intelligenza. Tutte le prospettive appaiono ampliate: dagli ambiti di interesse, ai parametri, ai campi di operatività.

In questo contesto, l’intero quadro regolatorio, declinato in molteplici norme, documenti e provvedimenti, tende ad orientarsi nella medesima direzione. Si sono così succeduti, di conseguenza, altrettanti adeguamenti e revisioni (requisiti minimi, FER, CAM, Protocollo Itaca, Conto Termico, regolamenti regionali). Tanto i requisiti progettuali quanto i meccanismi di incentivazione e le verifiche ambientali devono essere commisurati ai nuovi obiettivi e alle nuove regole, secondo un approccio integrato e sistemico, che tenga conto degli elementi in gioco.

Tutto ciò si deve tradurre in un operato concreto: la progettazione e realizzazione di opere di efficientamento. Ma qual è il punto di partenza, il motore che dà impulso alle varie valutazioni, il sistema di bilanciamento tra le differenti implicazioni? In realtà il denominatore comune è sempre lo stesso. Dall’emanazione della L. 10/91 ad oggi, lo strumento principe per l’esecuzione di tutti questi ragionamenti è costituito proprio dalla diagnosi energetica. Il cuore della metodologia consiste in un processo di analisi, che si esplica attraverso step precisi e che segue un metodo rigoroso. In questa analisi, fondamentali sono l’identificazione dei parametri e dei modelli di calcolo più appropriati, oltreché l’attenta considerazione dei singoli servizi e vettori energetici. Per tali ragioni, fondamentali sono la sensibilità del REDE e la sua capacità interpretativa e valutativa.

Non si tratta quindi solo di una prassi replicabile e standardizzata, ma di una metodologia personalizzabile ed evoluta, indipendentemente dall’ambito di applicazione specifico (civile o industriale). La valenza è duplice: un’attività molto “verticale”, estremamente specialistica e dettagliata, ma allo stesso tempo “trasversale”. Si spazia infatti dall’ambito degli edifici a quello dei processi e dei trasporti. I punti di raccordo sono costituiti dal D.Lgs. 102/14 e dal pacchetto normativo UNI CEI EN 16247.

Una panoramica di queste tematiche è riportata sul n. 2/2026 di Gestione Energia (organo ufficiale di FIRE), in un articolo di Luca Berra (EGE e Responsabile dell’Area Engineering di Edilclima).

Pubblicato il: 16/07/2026
Autore: Edilclima