Diagnosi energetica e APE: differenti valenze, strumenti ed evoluzioni

Diagnosi energetica e APE: differenti valenze, strumenti ed evoluzioni

Premessa

L’attuale quadro normativo e regolatorio richiede valutazioni sempre più ampie e multidisciplinari, che spaziano tra molteplici ambiti: energetico, ambientale, economico, tecnologico. Fondamentale è non solo l’adozione di un corretto metodo, ma anche l’elaborazione dell’adeguata reportistica. Non sono più possibili valutazioni generiche e onnicomprensive: la specificità e varietà degli ambiti impone studi ben finalizzati e calibrati sul traguardo perseguito. Ma non si tratta di analisi tra loro scollegate. Va anche tenuto conto che tutto deve essere coerente e inserito in un contesto comune, connotato da reciproche influenze e interazioni.
In questo contesto, permangono due punti fissi, sempre più spesso enfatizzati e chiamati in causa dalla legislazione vigente: la diagnosi energetica e l’APE. Si tratta di strumenti fondamentali, che giocano un ruolo ben definito. E altrettanto fondamentale, in uno scenario di complessità crescente, è redigerli e utilizzarli nella maniera corretta, avendo chiara consapevolezza della loro natura e delle differenze tra loro intercorrenti.
Ogni numero, indice o parametro, per risultare davvero utile ed efficace, deve essere adeguatamente calcolato e contestualizzato, con particolare attenzione allo scopo, al metodo e alle condizioni al contorno. Solo in questo modo i risultati ottenuti possono essere davvero sostanziali e fruibili dal committente, conseguendo un beneficio concreto. Ecco quindi alcune riflessioni e considerazioni volte all’adozione di un approccio congruente e sistemico, in prospettiva anche delle evoluzioni future.

In estrema sintesi

L’attestato di prestazione energetica (APE) rappresenta lo strumento essenziale alla base della certificazione energetica. Il nodo centrale è il calcolo della classe energetica, basata sulla valutazione del fabbisogno specifico di energia primaria non rinnovabile. Lo scopo primario è costituito dalla classificazione degli edifici ai fini della loro confrontabilità: una mappatura capillare del parco edilizio in cui ciascun immobile è contrassegnato da un ben preciso livello di efficienza energetica. Proprio per questo, il metodo alla base deve essere necessariamente di tipo standard, prescindendo così dalle inevitabili peculiarità del singolo edificio. In un report di poche pagine viene ricompreso, oltre a una serie di indicatori sintetici, anche un elenco di “raccomandazioni”, inerenti a possibili opere migliorative.
La diagnosi energetica (DE) costituisce invece una procedura rigorosa e sistematica diretta a valutare le prestazioni effettive dell’edificio e a identificarne le migliori opportunità di efficientamento, sotto il profilo dei costi-benefici. La logica è quindi completamente diversa: non si tratta solo di classificare l’edificio, a scopo informativo, ma di ragionare concretamente su quali siano le più efficaci opzioni per ottimizzarne le prestazioni. Per questa ragione alla base della diagnosi energetica deve essere sviluppata una valutazione adattata all’utenza, calata cioè sulle condizioni reali dell’edificio. In quanto procedura sistematica la diagnosi si articola in passi precisi: dall’analisi dei consumi reali alla validazione del modello, dalla simulazione degli interventi (raccomandazioni) alla stesura della relazione. In questi passi rientra anche il calcolo della classe energetica, ante e post intervento.

La calibrazione e validazione del modello è sempre necessaria?

Tra i primi ed essenziali passi della diagnosi energetica figurano sempre, ai sensi della relativa normativa e regolamentazione, la calibrazione e validazione del modello. Non ha infatti senso procedere con ulteriori valutazioni, che siano davvero fattive e conclusive, se non si ha ragionevole certezza che il modello matematico alla base sia davvero coerente e affidabile.
L’elaborazione dell’APE viene invece spesso concepita come una prassi, per sua natura, più veloce e immediata. La validazione del modello potrebbe dunque, in tale caso, essere omessa? La risposta è no, si tratta di un passaggio comunque necessario. Indipendentemente infatti dallo scopo della valutazione e dalla presenza o meno di prescrizioni normate, è fondamentale che il modello sottostante sia attendibile.

Che finalità hanno le raccomandazioni nei due casi?

Tanto l’APE quanto la diagnosi energetica contengono un elenco di raccomandazioni: ma qual è la differenza? La differenza è sostanziale. Nel primo caso si tratta di una mera indicazione informativa, volta a dare un’idea preliminare dei possibili margini di ottimizzazione della classe energetica dell’edificio. Nel secondo caso si tratta invece di uno strumento concreto di analisi e valutazione, presupposto essenziale per l’effettiva realizzazione di qualsiasi opera.

Quali software mi occorrono?

Ai fini di operare secondo la regola dell’arte e assolvere a tutti i passaggi, sono fondamentali i seguenti strumenti:

  • EC700 (il motore di base) per la costruzione del modello di calcolo, declinabile in modo guidato attraverso le valutazioni A1/A2 (di progetto/standard) e A3 (adattata all’utenza);
  • EC705 per la formulazione dell’APE e il calcolo delle classi energetiche;
  • EC720 per lo svolgimento della procedura di diagnosi energetica e l’elaborazione delle raccomandazioni.

Le raccomandazioni possono essere sviluppate mediante due differenti approcci: quello semplificato (configuratore automatico di interventi tipici) o quello dettagliato (confronto tra differenti file di EC700). Il metodo dettagliato è particolarmente adeguato al caso della diagnosi energetica, che richiede valutazioni personalizzate sullo specifico edificio.

Figura 1 Simulazione delle raccomandazioni

Figura 1 Simulazione delle raccomandazioni e calcolo della classe energetica

Un confronto puntale

Da questa prima panoramica emerge già come diagnosi e APE siano profondamente distinti. Seppur non manchino alcuni punti in comune, la logica di fondo appare del tutto differente. Ma come si declina questa logica nei vari aspetti metodologici e operativi? Proviamo a rispondere a questa domanda scendendo in un maggior dettaglio e passando in rassegna, punto per punto, gli elementi di differenza. Quanti modelli occorrono? Quando sussiste l’obbligo? Occorre riferirsi all’edificio o all’unità immobiliare? Ecco una traccia sintetica nell’infografica sottostante.

Figura 2 Confronto diagnosi e APE

Figura 2 Confronto tra diagnosi energetica e APE: 12 punti essenziali

Nota
Le modalità di valutazione si distinguono, ai sensi delle specifiche tecniche UNI/TS 11300, in tre tipologie: A1 (asset rating), A2 (standard rating), A3 (tailored rating). In caso di diagnosi energetica si possono adottare valutazioni miste, qualora coesistano dati effettivi e di progetto/standard.

Gli scenari futuri

Coerentemente con un contesto in continuo aggiornamento, anche l’APE e la diagnosi energetica subiranno, presumibilmente, un processo evolutivo, seppur mantenendo ferme le proprie caratteristiche intrinseche.
Per quanto riguarda l’APE, la direzione è tracciata dalla nuova Direttiva EPBD IV, che fornisce una serie di prescrizioni. Entro due anni dall’entrata in vigore della Direttiva (ossia entro il 29.05.26), il contenuto dell’APE deve essere adeguato, ai sensi dell’art. 19, comma 2, a un nuovo modello, di cui all’allegato V. Il nuovo modello contiene una serie di informazioni, tra cui l’energia rinnovabile prodotta in loco, le emissioni operative di gas serra, il GWP nel ciclo di vita, la capacità dell’edificio di reazione ai segnali esterni e di adeguamento del consumo energetico, la presenza di sensori o comandi legati alla qualità degli ambienti interni, la valutazione della predisposizione all’intelligenza, la disponibilità del passaporto di ristrutturazione.
La classe energetica deve essere espressa attraverso una scala da A (edifici a emissioni zero) a G, prevedendo un’adeguata distribuzione degli indicatori tra le restanti classi. Si può aggiungere una classe A+, corrispondente agli edifici aventi prestazioni particolarmente elevate (soglia massima per il consumo energetico inferiore di almeno il 20% rispetto a quella degli edifici a emissione zero, generazione annua di energia rinnovabile il loco superiore al consumo totale annuo di energia primaria). Affinché gli edifici esistenti ristrutturati possano rientrare in classe A+, occorre stimarne e riportarne nell’APE il GWP nel ciclo di vita.
Le raccomandazioni devono includere informazioni circa il miglioramento delle prestazioni energetiche, dell’impatto ambientale e della qualità degli ambienti interni, salvo che l’immobile si trovi già almeno in classe A o sia già stato rilasciato contestualmente un passaporto di ristrutturazione.
L’obbligo dell’APE sussiste, ai sensi dell’art. 20, comma 1, in caso di nuova costruzione, vendita, locazione e ristrutturazione profonda, oltreché per gli edifici esistenti pubblici (per i quali sussiste inoltre l’obbligo di affissione).
Affinché le disposizioni della Direttiva diventino operative occorrerà però attendere che si completi il processo di recepimento e di attuazione a livello nazionale, le cui tempistiche sono ancora incerte. La Direttiva avrebbe infatti dovuto essere recepita entro due anni dalla pubblicazione, ma così non è stato.
I nuovi sviluppi della diagnosi energetica appaiono invece dettati su un duplice fronte: quello legislativo e quello normativo. In ambito legislativo si evince una progressiva attenzione a temi quali la valutazione dei consumi effettivi, il calcolo orario, la simulazione degli interventi migliorativi, la sostenibilità tecnico-economica e il monitoraggio. Basti pensare, a solo titolo esemplificativo, alla Direttiva EPBD stessa, ai nuovi CAM e al Conto termico 3.0. Sul fronte normativo, sono stati invece di recente avviati, presso il CTI (Comitato Termotecnico Italiano), i lavori della commissione tecnica CT 212, inerente alla diagnosi energetica degli edifici. Lo scopo è porre in revisione il rapporto tecnico UNI/TR 11775, costituente le linee guida applicative del pacchetto europeo UNI CEI EN 16247. Tra gli argomenti in corso di discussione un’ottimizzazione dello schema di flusso della diagnosi e del rapporto finale.

Conclusioni

Dagli orientamenti futuri emergono non solo obiettivi sempre più ambiziosi, ma anche approcci metodologici e set documentali sempre più strutturati, mirati e ricchi di informazioni. Tutto ciò avvalora la necessità di procedure e documentazioni ben connotate e trasparenti, di cui siano chiari metodi e impostazioni. In prospettiva si aggiungeranno inoltre, presumibilmente, ulteriori metodologie e relative reportistiche, tra cui il passaporto di ristrutturazione e il rapporto di predisposizione all’intelligenza, a conferma di un approccio sempre più preciso, sistemico e integrato, in cui nulla è casuale e tutto risponde a un ordine preciso.

 

Pubblicato il: 15/05/2026
Autore: Donatella Soma - Supporto Tecnico ed Editoria Edilclima